La grande opportunita’ che ci dona il pittore Francesco Rossi e’ quella di poter ascoltare la voce affascinante di Piacenza, che si e’ aggiudicata nel corso dei secoli proprio il nome Placentia, da cio’ che piace.
Cristina Busca
E’ la voce che passa attraverso la vista di questi scorci di citta’ inediti, presi da prospettive accattivanti e singolari.
E con la voce si crea il dialogo, il rapporto tra conviventi: la storia e la contemporaneita’, che si incontrano sullo scenario urbano.
E’ il dialogo di gestualita’ che va oltre le parole, utilizza la mimica attraversando le emozioni.
Guardiamo “Ai Pontieri”, rappresentanti di un’epoca in cui le guerre si combattevano nella solidarieta’ dello sforzo fisico e, nello spirito di collaborazione umana. Oggi, questi Pontieri, sono accerchiati dalla segnaletica stradale e ci accompagnano, con indulgenza, in uno svincolo cruciale, affannoso e nevrotico ,delle ore di punta. In questo frangente , ci puo’ assalire il sospetto che questi eroi osservandoci , si chiedano contro quale nemico virtuale stiamo lottando, in questo mondo per loro cosi’ strano.
“Da Via Diete di Roncaglia” si incontra quella romantica coppia di cassonetti, paladini del consumismo, collocata nel suo habitat naturale: un tratto di sobborgo. Potrebbero essere scambiati per due amici intenti nel dialogo confidenziale, sull’opinione dei gusti repentini e volubili, tipici di una citta’ produttiva. E’ cosi’ un’altra immagine, viscerale e simpatica, da ascoltare.
“Alessandro” col suo cavallo, simboli indiscussi della citta’ di Piacenza, si presentano coi bagliori argentei, coi visi fieri e sicuri come se fossero or ora arrivati in questo luogo, scelto per fare grandi cose, grazie alla sua posizione strategica. Abbiamo di lui il ricordo lasciato dalla storia e, oggi abbiamo anche questa pittura in cui traspare la virtu’ di un vero Cavaliere , pronto a battersi in difesa della propria gente e del proprio territorio.
“Il Patrono vigila” ruotando, per accogliere al meglio la parte spirituale di questa citta’ colorata e brulicante . Anche qui la cartellonistica tenta di prevaricarlo, ma la prospettiva ci conduce all’unica conclusione plausibile: i piani sono nitidi, lui e’ piu’ vicino al cielo. Lui supera le barriere dei palazzi e, sorridendo supera anche le barriere di quei piacentini che lo ricordano per la grande fiera – mercato del quattro luglio.
In questi dipinti ci sono tante e tante altre immagini di una Piacenza parlante, dalle viste sensuali, anche nell’ordinarieta’ delle strisce blu. Proprio quelle che ci ricordano che il posteggio e’ vincolato al pagamento del ticket e, che sono ubicate su strade storiche, in cui i carrettieri trascinavano i viveri, per un commercio austero e di necessita’.
Il Po, generoso e avvolgente confinante della citta’. Si presenta con quella barca attraccata in attesa, serena e senza fretta. Oppure quell’argine deserto, che consente all’osservatore, lo spazio vitale tra se stesso e l’orizzonte delle ciminiere in piena attivita’.
L’impianto degli estrattori che ci annovera tra i primi cavatori d’Italia, esperti degli inerti e base per le imprese di costruzioni .
Ascoltiamo l’anima delle cose che ci circondano, proviamo a lasciarci coinvolgere in una comunicazione diversa . Quello che ci presenta il pittore Francesco Rossi e’ un gioco sapiente, al quale vale la pena partecipare in quanto il premio e’ per tutti, piacentini e forestieri. E’ un premio estremamente personale, sentito nel cuore di ognuno. E’ quel regalo di una citta’ che ha voglia di scoprirsi ed essere scoperta nei suoi mille volti, non solo nelle vie descritte dallo stradario. Sono le vie di tutti, quelle inconsce e sentimentali che accolgono il nostro essere uomini nella citta’.
Novembre 16, 2007